Ma cosa succede al mercato olivicolo?

23 settembre 2010

Profonde contraddizioni si stanno registrando dalla passata stagione fino a questo nuovo inizio campagna. Il comparto dell’olivicoltura è da considerarsi un settore ben equilibrato, registra ormai da diversi anni una crescita costante dei consumi, bilanciata dai nuovi investimenti in mercati olivicoli emergenti, spesso lontani dal bacino mediterraneo (come Australia, California, Argentina, Nuova Zelanda ecc. ecc.).

Era immaginabile e normale che questo equilibrio tra domanda ed offerta, producesse dei prezzi al produttore inversamente proporzionale alla stessa produzione, ma stranamente questo non è successo.

La passata campagna ha registrato una notevole contrazione della produzione, con situazioni

climatiche diffuse che hanno compromesso il raccolto dei maggiori produttori mondiali, ma non abbiamo registrato un corrispettivo aumento dei prezzi al produttore.

Purtroppo indipendentemente dal risultato produttivo finale di questa nuova campagna, sul fronte dei prezzi al produttore, si registra una tendenza similare alla passata stagione.

Come sottolinea

Ranieri Filo Della Torre sulla rivista Olivo ed Olio, questa anomalia economica, si arricchisce purtroppo anche di un altro aspetto ancora più inquietante.

A fronte di uno spostamento della richiesta per l’olio extravergine, si registra una contrazione sui grandi mercati della differenza tra i prezzi al produttore di olio extra vergine, olio lampante e olio di oliva raffinato.

Davvero pochissimi centesimi dividono

le quotazioni di questi prodotti, un’ affronto per un prodotto

come l’extravergine che neanche dovrebbe essere accostato ai suoi fratellastri, ne tantomeno miscelato all’interno della stessa bottiglia.

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